IL GIAPPONE E IL RESTO DEL MONDO

Sapete qual è la vera magia della natura?

Dare vita e mobilità ad elementi vivi, ma statici.

Chi mi conosce bene, sa che mentre osservo le fluttuazioni del mercato mi arrivano ispirazioni poetiche. Sembra impossibile lo so, ma io “funziono così”.

Questa mattina mentre osservato il mercato nipponico, mi è arrivata l’Immagine del Monte Fuji. Il vulcano diventato il simbolo del Giappone.

La montagna più alta del Sol Levante, la montagna   sacra, dalla cima perennemente innevata. Eppure, anche quel vulcano immobile, come avete visto nelle foto, conosce prospettive e sfumature diverse. Sfumature regalate dalle stagioni, del tempo, dalla nascita di nuove specie.

Tutto dipende sempre dalla prospettiva.

Il mercato giapponese

Iniziamo la settimana finanzia con un Giappone che, nonostante il suo incedere stanco, porta a casa un +1,4%. Il Giappone ha un mercato reso longevo da un Quantitative Easing permanete che sta facendo perdere consensi al primo ministro Abe.

Perché sta facendo perdere consensi al Primo Ministro Abe?

Perché dopo molti anni di politica espansiva non è riuscito a portare l’inflazione al 2%.

Il fallimento dell’Abenomics è l’esempio, mostrato al mondo, che la politica monetaria da sola non basta. Ma non bastano nemmeno le politiche fiscali, i venti di protezionismo, le svalutazioni e rivalutazioni monetarie. Il problema si nasconde nella longevità senza ricambio generazionale. Una nazione a bassa crescita demografica è una nazione destinata a rimanere ferma. Proprio come rimangono ferme le montagne, destinate ad erodere le loro vette con l’effetto del passare del tempo.

La settimana finanziaria asiatica ed europea inizia ben intonata e accoglie, con sollievo, la decisione del Leader nordcoreano di  festeggiare il 69esimo anniversario del Paese in allegria senza riccorrere  ai missili.

E la cina?

Meno intonate le borse cinesi, reduci da un venerdì che ha visto una bilancia commerciale in negativo e una flessione delle esportazioni. Non vedo questi dati negativamente, ma li osservo piuttosto da un altro punto di vista. Il governo cinese sta riuscendo nella trasformazione dell’economia del Dragone: da un’economia manifatturiera a basso costo destinata all’esportazione, ad un’economia basata sul mercato interno. Attendo, mercoledì, i dati in uscita sulla produzione industriale.

Il dollaro rimane a 1,20 mentre l’oro è in leggera flessione per il ritorno della propensione al rischio.

Da mettere in AGENDA

Fermo restando il calendario macroeconomico sulle decisioni della Banca d’Inghilterra e della Banca Svizzera, gli occhi saranno tutti puntati sull’economia a stelle e strisce.

Venerdì sono attesi i dati sull’inflazione Core. Quell’inflazione tanto cara a Janet Yellen che non tiene conto delle componenti più volatili (alimenti ed energia). L’attenzione si dirigerà verso Washington sul cammino delle riforme fiscali. Sotto osservazione anche membri del  FOMC. Il FOMC ha tutta l’intenzione di ridurre il bilancio della FED a partire proprio da questo mese di settembre.

La Prudenza è sempre d’obbligo, soprattutto in un clima di tensione geopolitica come quello che stiamo vivendo.

11 settembre 2001

Oggi è il triste anniversario dell’attentato terroristico alle Torri gemelle, dove morirono 2983 persone. Sono trascorsi 16 anni da quel giorno, ma i potenti rimangono sempre gli stessi. I potenti del mondo qualsiasi ruolo rivestano sono tutti animati dallo stesso spirito di onnipotenza distruttiva. In giornata arriverà la decisione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU chiamato votare le più rigide sanzioni alla Corea del Nord. L’inasprimento delle sanzioni, proposte dagli Stati Uniti, prevedono: l’embargo petrolifero, il congelamento dei beni del leader Pyongyang, il blocco delle esportazioni tessili e la sospensione degli accordi sull’assunzione di manodopera coreana da parte dei Paesi membri.

Non credo che questo inasprimento delle sanzioni sarà approvato tucur.

Quello che fa orrore, proprio in questo 11 settembre, è la dichiarazione del ministro degli Esteri della Corea del Nord: “Se l’America continuerà sulla strada delle sanzioni, pagherà un caro prezzo”.

Purtroppo la storia non insegna e nel lungo periodo si commettono sempre gli stessi errori.

Buona Settimana e Prudenza!

Selina Martinello