MERCATI FINANZIARI 2018

Bella la borsa peccato quando perde

Sunzi, un generale vissuto fra il VI e il V secolo a.C. nell’antica Cina, ha lasciato ai suoi successori un manuale di strategia militare: “L’arte della guerra”. Un manuale che può essere applicato al mondo dell’imprenditoria e, più in generale,  dell’ economia. Nel pieno della filosofia orientale, Sunzi tramanda, tra le righe del suo manoscritto, massime intrise di coraggioso passionale istinto, mitigato dalla  razionalità di una mente preparata. Amo citare questo condottiero in tutti quei momenti in cui devo prendere una decisione. “Conosci gli altri e te stesso: cento battaglie, senza pericoli. Non conosci gli altri, ma conosci te stesso: a volte vittoria, a volte sconfitta. Non conosci né gli altri, né te stesso ogni battaglia è una battaglia persa”.

Dicembre 2016

L’elezione di Donald Trump permette, in meno di un mese e mezzo,  allo S&P 500 di toccare  i massimi storici. A fine 2016 lo S&P 500 valeva 2.238 punti.

Dicembre 2017

A fine 2017 l’indice S&P 500 valeva circa 2.678 punti e nessuno dei più grandi broker mondiali aveva osato pronosticare un’ascesa simile.

Inizio 2018

Il  2018  è iniziato in un quadro globale impostato al rialzo e senza segnali preoccupanti all’orizzonte. Un po’ scontato, quindi, che partisse con l’acceleratore schiacciato. I broker più gettonati hanno iniziato a fare previsioni ottimistiche.  JP Morgan ha previsto   che l’indice S&P 500 a fine 2018 chiuderà a  3.000 punti. Morgan Stanley  lo pronostica a 2.750. Goldman, che aveva messo a segno tutte le previsioni sulla direzionalità in ascesa e in discesa di Apple, lo vedeva a quota 2.850 come dire, all’interno di ogni essere umano c’è una creatura che ha sempre fame.

L’ottimismo generalizzato

Proprio grazie all’ottimismo delle case d’investimento, alle condizioni macro favorevoli, alla persistenza di tassi bassi, alla distensione delle tensioni in Corea e dalla tanto attesa approvazione della riforma fiscale le borse hanno continuato a macinare guadagni. In questo clima da bicchiere quasi pieno,  il dollaro, però, ha iniziato a perdere brillantezza sino alla sua caduta.

La caduta del dollaro

La caduta del dollaro ha innescato la debolezza della piazza faro di tutto il globo terrestre. Tutti si chiedevano se l’orso americano si fosse svegliato dal suo lunghissimo letargo. La volatilità silente, degli ultimi anni, iniziava a fare capolino. Ma complice l’inizio dell’inasprimento delle tensioni con la Siria iniziano a fremere gli energetici e i finanziari, il petrolio si riprende e il dollaro arresta la sua discesa e rimbalza.

ESTATE 2018

L’estate 2018 rivela tutta una serie di criticità legate  all’incertezza della politica dei dazi. I fondamentali dell’economia, però,  non cambiano e le impostazioni tecniche rimangono saldamente rialziste.

Si parte per le vacanze estive con un Pil USA da record +4,1 %, con la distensione sul tema dazi tra USA e Cina e, inizia un nuovo ottimismo sui mercati che permette a Wall Street di toccare nuovi massimi.

NUOVI RECORD PER WALL STREET

Nei primi nove mesi del 2018 il risultato è una borsa Americana da record e un biglietto verde che corre contro tutte le principali valute mondiali. Europa ed emergenti sono in difficoltà.

L’Europa arranca sotto il peso di populismo sempre più diffuso che porta con sé uomini non sempre preparati alle sfide globali. La Cina continua la sua discesa mentre tenta di rivedere le sue posizioni.  Le valute emergenti, abbandonate dagli investitori che si sono spostati sul biglietto verde, precipitano. Chi festeggia è Trump che gongola nel suo ego.

AUTUNNO 2018

L’indice S&P 500 in rialzo del 9%, Tokio a +5%. Francoforte -5%,  la Cina con i suoi due indici, a -15%

Tutto questo prima dell’inizio dell’ottobre rosso il peggior mese dal 2012.

Tutte le principali borse mondiali chiudono in pesante ribasso, i supporti cedono e si scatenano le vendite a pioggia. Gli operatori finanziari temono che  i fondamentali economici in America non siano così solidi, o quanto meno non vedono di buon occhio i buoni dati macro in uscita, perché con essi vedono una Fed attenta a spegnere gli entusiasmi dei mercati. Temono soprattutto che il rialzo dei tassi indebolisca la crescita aprendo le porte ad una recessione.

Recessione?

Il FMI ha previsto una crescita mondiale che sfiorerà il 4% e vede  i paesi emergenti crescere del 5%

STRATEGIE E DOMANDE

Non ho spostato la mia strategia di portafoglio. Ho deciso di  attendere le elezioni del mid term di Donald Trump. Non vedo recessione all’orizzonte. Il primo luglio del 2021 la Cina festeggerà il centesimo anniversario del Partito Comunista Cinese. Siamo sicuri che Xi voglia presentare una nazione debole? Siamo veramente sicuri che i tassi del decennale americano siano cresciuti perché, come ci hanno raccontato, le mani forti hanno spostato i loro asset finanziari in investimenti meno rischiosi? Oppure dietro c’è l’artificio di avvertimenti di guerre finanziarie contro guerre commerciali? In una globalizzazione costruita a suon di accordi più o meno condivisibili nessuno può più stare senza l’altro completamente.  I compromessi hanno costi nazionali altissimi e un uomo solo al comando può vincere un Giro d’Italia, ma non avere la supremazia sul mondo.

 

6 NOVEMBRE 2018

Oggi gli americani sono chiamati al voto per rinnovare la Camera dei Rappresentanti, oltre un terzo del Senato e 30 poltrone di governatore su 50 stati. Un voto molto importante.

I sondaggi dicono, con un’alta probabilità, che con le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti il Congresso sarà diviso: la Camera ai Democratici ed il Senato ai Repubblicani. I risultati del voto arriveranno in Europa in piena apertura dei mercati domani. Qualsiasi sia il risultato un buon portafoglio diversificato dovrebbe proteggere i risparmiatori.

Il Dow Jones si trova ora  a 25.461 punti, mentre lo S&P 500 quota 2.738

Attendiamo i risultati.

A domani

 

 

By | 2018-11-06T13:10:35+00:00 novembre 6th, 2018|Categories: Mercati finanziari|Tags: , |0 Comments

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